Noce moscata come nuova droga “fai da te”: conoscere il proprio nemico

La noce moscata è il seme decorticato della Mystica fragrans, un’imponente pianta equatoriale originaria dell’Indonesia.
In occidente la noce viene utilizzata perlopiù in cucina come spezia ma in oriente e nei paesi dove vi è scarsità di farmaci veniva comunemente utilizzata sin dall’antichità come sonnifero o come analgesico-antidolorifico grazie all’effetto che è in grado di avere a livello del sistema nervoso.
Una componente della noce moscata ha infatti una struttura molto simile ad un ormone che produce il nostro sistema nervoso chiamato serotonina. Per questo motivo se utilizzata in dosi non consone la noce può riprodurre a livello cerebrale l’effetto della serotonina, anche se in modo lievemente distorto. Da qualche anno il mercato delle droghe ha appreso queste caratteristiche ed in ragione dei bassi costi di produzione ha intrapreso il commercio di dosi di estratto di noce moscata come allucinogeno. Il seme essiccato della Mystica è in grado di scatenare l’insorgenza di sintomi come apatia, alterazioni dello stato di coscienza con dispercezione dei colori e delle forme, stati paranoici con allucinazioni sensoriali sino allo stato di trascendenza e al delirio allucinatorio.
I principali utilizzatori sono giovani adolescenti della fascia di età tra i 16 ed i 25 anni.
La dose minima tossica è di 3 grammi, la dose di intossicazione grave è di 15-20 grammi.  L’effetto della sostanza segue un andamento curvilineo con un effetto massimo che si raggiunge circa 12 ore dopo l’ingestione. I sintomi sono prevalentemente neurologici ma spesso sono associati a disturbi gastrointestinali, ipotermia, diminuzione della frequenza respiratoria e cardiaca.
Il trattamento dell’intossicazione da noce moscata è un’urgenza medica e consiste nell’utilizzo di lavaggi carbonati del tratto gastrointestinale, terapia sedativa, monitoraggio della respirazione e del tracciato elettrocardiografico.
La gestione domiciliare dell’intossicazione da noce moscata non è corretta, il paziente va ospedalizzato e il caso va segnalato al centro antiveleni di competenza territoriale.
La tempistica e la risoluzione del quadro dipendono dalla quantità di sostanza ingerita e dalla tempistica dell’inizio del trattamento il cui fine ultimo è il ristabilire la normale funzionalità neurologica e prevenire gli effetti collaterali a livello gastrointestinale e cardiocircolatorio.

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